Maurizio Galimberi "Obiettivo Como"

 

 

Ci sono mille modi per interpretare una città e quello legato alla fotografia è, nella sua immediatezza comunicativa, quello più intrigante e multiforme.

Quando un fotografo profondamente innovativo come Maurizio Galimberti si confronta con Como, è prevedibile che lo faccia mostrando una prospettiva inedita e, inevitabilmente, sorprendente. Con un colpo di spugna volutamente ardito ha ignorato l’eredità dell’iconografia classica per indagare la città usando il suo stile come un filtro attraverso cui reinterpretarla. Fotografo capace di alternare con identica capacità la sintesi che si concentra in un’unica immagine all’analisi che si articola nei celebri mosaici, Galimberti non si limita a proporre una visione personale ma suggerisce, a chi osserva le sue immagini, di condividere questo nuovo orizzonte.

La mostra propone due serie di fotografie scattate in tempi diversi. In “ComoLake” che risale al 1993 le atmosfere sono delicate, la visione pacata e la scelta ricade su singole polaroid (18 scatti) impreziosite da interventi grafici dell’autore. Le fotografie scattate negli ultimi due anni sono invece mosaici (14 composizioni) che scompongono l’immagine di luoghi e monumenti in frammenti che poi, ricomponendosi, ne restituiscono il senso. Per far meglio conoscere la poetica di Maurizio Galimberti, lo Spazio Pedraglio ha previsto anche una piccola sezione in cui saranno esposte le opere della ricerca “Man Ray Readymade” che rileggono lo stile di uno dei maestri più cari a Galimberti.

 

Roberto Mutti

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